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Il secondo più brutto della mia vita

Avete presente "Striscia la Notizia"? Avete presente la rubrica "I nuovi mostri"? Avete presente il lucertolone in bianco e nero che, tra una posizione e l'altra, emette un soffocato "eeeeeehhhm"? L'avete presete?
Ecco, io ieri devo aver avuto la sua stessa espressione e devo aver emesso lo stesso suo verso quando, finite le lezioni all'università, avvicinandomi all'auto, ho notato il mio cellulare a terra giusto un secondo prima che il vicino di posteggio, facendo marcia indietro, lo stritolasse (il vicino guidava una Hyundai coupè modello Porshe-vorrei-ma-non-posso. Fosse stato un collega di Panda, me ne sarei fatto una ragione, ma così no. Una Hyundai coupè nera coi sedili arancioni, ve ne rendete conto?).
Il mio fido cellulare era un pesantissimo e vetusto nokia 32-10. Teneva pochi numeri in memoria, costringendomi a girare col portafoglio ripieno di bigbliettini coi numeri di telefono, al modo dei vecchi che hanno il cellulare ma sanno soltanto comporre il numero. Era appena sopravvissuto a quattro ore in un parcheggio affollato (ma affollato di gente per cui un 32-10 non val la fatica di chinarsi). Era sopravvissuto ad un volo nel cesso (mai tenere il cellulare nel taschino della camicia), dopo il quale, aperto ed asciugato col phon, aveva ripreso a funzionare egragiamente. L'avevo perso nel bosco andando per funghi; tornato il giorno seguente, dopo una mattinata di ricerche avevo sentito, seppur attutito dallo strato di foglie di castagno che lo ricopriva, il suo trillo familiare, in breve scovandolo. Due volte m'era uscito dalla tasca dei pantaloni corti mentre sfrecciavo in motorino; entrambe le volte s'era aperto in tre parti, perdendo la batteria, ed entrambe le volte, rimontato, s'era acceso al primo tentativo (esso applicava coscientemente una strategia divisoria atta a diluire la violenza dell'impatto, non può essere altrimenti: considerata la velocità cui spingevo il mio 75 truccato, senza una specifica tecnica di caduta non avrebbe resistito nemmeno la scatola nera di un aereo). Un'altra volta, l'avevo dimenticato sul tavolo di una trattoria. Fin qui niente di strano, se non fosse che l'avevo lasciato sotto al tovagliolo, e la toavglia era di carta. Tornato a riprenderlo, la cameriera m'aveva detto che la tovaglia l'aveva arrotolata e gettata assieme alle altre nel cassonetto appena fuori dal locale. L'appena fuori era a duecento metri, sulla Via Emilia, vicino al semaforo centrale del paesello (i paesi della bassa non hanno la piazza principale: hanno l'incrocio sulla Via Emilia). Immaginatevi la scena di un ragazzino intento a frugare nel'immondizia con trenta macchine ferme che l'osservano. Per fortuna, nessuno si avvicinò per farmi l'elemosina ed anche quella volta lo ritrovai.
Era sopravvissuto a tutto ciò. Ieri, undici maggio 2007, alla veneranda età di cinque anni, è morto investito da una Hyundai coupè nera coi sedili arancioni. Riposa in pace, perchè sarai vendicato secondo il codice dei pandisti. Alla prima ocasione buona al fighetto gli faccio un posteggio dietro al culo che non si muove neanche lievitando. Poi mi siedo sulle panchine lì vicino e controllo se chiama il carro attrezzi a sue spese, se rimane a digiuno oppure se - quatto quatto e di nascosto dai suoi amici col Porsche vero - s'abbassa ad andare a mangiare a mensa. Se va a mensa, mi ci metto a pranzare accanto e butto lì, noncurante ma a voce alta: "Avete visto che hanno cioccato contro la Hyundai di quel poveraccio che crede la scambiamo per una Porsche?". La mensa è piuttosto lontana dal parcheggio, circa trecento metri. Spero siano i trecento metri più brutti della sua vita.

Pubblicato il 12/5/2007 alle 15.14 nella rubrica Racconti.

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