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"Uno sceso dalla montagna con la piena"




"E' solo un blog: sboccato, sconclusionato, culturalmente e psicologicamente border line"










Questo blog esiste per colpa di:


 Beppe


Tonino


















Invadeteci!
Per favore!

















Questo blog è una cagata pazzesca, ma nonostante ciò non è una testata giornalistica. Bla bla bla bla bla


SPORT
...e se ogni tanto ci scappa un post, pazienza: sussulti post-mortem
12 novembre 2007

Sabato mattina i forestali di Bobbio chiamano sulla radio i colleghi di Pianello, che stavano controllandomi licenza e tesserino, e dicono loro d’accorrere: a Mezzano, durante una battuta al cinghiale, si sono sparati addosso.
“Ma è grave?”, chiede alle guardie un amico che conosce gente da quelle parti.
“Non so, pare che tra i primi a trovare il ferito sia stato il padre… ma non sappiamo di più”
Che potete immaginare il magone in me e mio padre, al sentire una storia simile (è tutto il finesettimana che giro col fucile in spalla, sicura sempre inserita. Credo anche papà)
La sera di sabato, giunti a casa, sintonizziamo sulla tv locale, che non si vede ma si sente il tanto che basta ad afferrare il senso: è morto. A trent’anni. Un suo compagno di caccia, nonché amico e lontano parente, ha sparato ad un cinghiale - forse imprudentemente, forse senza pensare che la vittima, responsabile e guida della battuta, potesse essere vicino ai suoi cani – colpendo la bestia ma anche l’uomo, al ventre. Brutta morte. Ha sparato al cinghiale, certo, non all’amico: ma ugualmente è un’imprudenza, non una tragica fatalità. Tuttalpiù, una fatalità dovuta all’imprudenza e all’errore.
Per questo motivo si aprirà un’indagine a carico dello sparatore. Se verrà processato, il suo avvocato ha già deciso che sosterrà, durante una conferenza stampa in cui saranno vietate le domande ai giornalisti, che egli avesse esploso due colpi in aria per spaventare il cinghiale, ma che un Dio distratto, vedendoseli arrivare addosso, li abbia rispediti indietro grazie ad uno scudo fotonico, sfiga delle sfighe centrando alla pancia il povero cristo.
Se qualcuno storcerà il naso, come precedente verrà citata la recente difesa dello Stato Italiano.

(con ciò non voglio affatto giustificare i tifosi. Il torto può benissimo stare da entrambe le parti contemporaneamente)

SOCIETA'
Non ditelo a Pecoraro Scanio
12 ottobre 2007

I Verdi hanno tentato in ogni modo di fotterci, a noi cacciatori. Con referendum (aiutati da quei campioni di liberalismo e tolleranza dei Radicali: capite, adesso, perché mi tocca di ripiegare su Dini?); con ricorsi ai Tribunali Amministrativi Regionali; con maneggi maramaldi – per non dir criminosi! – come il porre, con un codicillo della Finanziaria, l’Istituto Nazionale Fauna Selvatica (ente, per definizione, super partes) sotto le dirette dipendenze del Ministero dell’Ambiente; con curiose interpretazioni di vecchie norme mai abrogate. Ma spulcia che ti spulcia i codici, di quanto segue, evidentemente, non s’erano mai accorti.

“La licenza di caccia può essere sospesa o revocata (…) a motivo della mancanza dei requisiti di “affidabilità” e “buona condotta” ”

“L’autorità di PS può discrezionalmente valutare la mancanza d’affidabilità dal ripetuto incorrere in sanzioni che denotino scarsa diligenza (..), dalla frequentazione di pregiudicati o ambienti criminosi, dalla scarsa chiarezza delle fonti di reddito (…)”

“La buona condotta fa riferimento al comportamento della persona nella vita di relazione. Solitamente, si desume dalla mancanza di precedenti penali (…), ma anche dal non indulgere in comportamenti di malcostume, come il dedicarsi al vagabondaggio, (…) oppure il frequentare spesso osterie dove abitualmente si abusa di alcolici (…)”

Non ditelo a Pecoraro Scanio, ché sennò siamo fottuti.

Battuta di merda (sia in senso figurato che letterale)
20 settembre 2007

Strappare volantini e manifesti è gesto meschino, oltre che - riutilizzo i termini di due post sotto - oscurantista e illiberale. Però rispondere si può. Che ne dite, stampo questo e lo appendo vicino all’originale?

                       

Update1: nel logo di “Animalisti Italiani” compare, in basso a sinistra, una lepre. Sapete, io sono segugista lepraiolo, e mi chiedo: ma perché una lepre no e un topo sì? Sono entrambi roditori. E la lepre è anche buona.
Update2: solo ora noto che il logo contiene, in piccolo, anche la parola “peta”. Suppongo sia una sigla e non un verbo all’imperativo presente, ma è comunque una coincidenza degna d’esser rimarcata, giusto per rimanere nel tono deretano del post.


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Ho sempre evitato l’invettiva. Almeno finora.
18 settembre 2007

Ho frequentato, in passato, forum bazzicati da animalisti, sempre discutendo con tranquilla distensione. All’inizio in mezzo agli insulti; successivamente, con la fuga degli ignoranti a corto d’argomenti, molto proficuamente per entrambe le “parti”. Sul blog di Beppe Grillo, in un magistrale ^__^ post dello stesso costituito da un elenco di specie cacciabili, ho resistito – e qui si da per scontata la conoscenza del modello antropologico del seguace di Grillo – per tremila commenti, il più intelligente dei quali era “cacciatori, sparatevi addosso l’uno con l’altro, così almeno vi divertite utilmente”. Recentemente, mi sono messo a scrivere una sorta di trattatello di decostruzione dei tipici argomenti anticaccia - una roba senza pretese e consona alla mia ignoranza, ma intrapresa con impegno. Scaletta: non è questione di tradizione o modernità, ma di libertà; differenza tra critica ambientalista e critica animalista; la critica ambientalista come cammino comune ai cacciatori stessi; la critica animalista come inintolleranza morale bell'e buona. Volevo postarlo, ma ho interrotto la "stesura". Perchè di fronte a questo volantino (l’immagine l’ho poi presa identica dal web), piazzato all’ingresso del MIO PAESE, per giunta il LUNEDI' DOPO L'APERTURA - di fronte ad una così sfacciata intrusione, ho perso la calma ed ho ceduto all’invettiva.
                               
Animalisti!*1 Possiate crepare soffocati dai vostri pasticci di verdura, maledetti moralizzatori buonisti ed intolleranti. Che i vostri cani chiusi in appartamenti milanesi si rivoltino contro di voi, fottuti paladini illiberali dell’oscurantismo*2 più omologante e misconosciuto dei nostri tempi. Possiate suicidarvi dopo aver calpestato una formica. E se non lo fate, possiate rendervi conto con strazio della vostra ipocrisia in punto di morte.
Puahgghhrrth! puah! puh! eheherrrhm! puahch! (sto utilizzando il portacenere della “Lega Abolizione Caccia” che tengo sulla scrivania a modo di sputacchiera)

*1 sono - ovviamente!, chè qui siam laicisti - esclusi gli animalisti che non pretendono d’esportare a forza la loro morale
*2 si ritiene che la recrudescenza del clericalismo sia il disperato colpo di coda di un oscurantismo in rumoroso disarmo


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sentimenti
Ieri s'è aperta la stagione venatoria (post viscidamente sentimentale ed insopportapbilmente elitario)
17 settembre 2007

Di quest’estate fermo sul blog, per ricordo, il servizio di Studio Aperto del giorno dopo il grande concerto per la principessa Diana. Musica strappalacrime sulle immagini dallo stadio e la giornalista con voce rotta che (giuro) dice: “…per lei, i cui tradimenti sono stati strumentalizzati per giustificare l’amore di Carlo per la brutta Camilla… per lei che non ha conosciuto quest’Inghilterra dei lifting, del Gay Pride e di Al Qaeda…”, e mia nonna che subito si fa scappare una lacrima e sentenzia: “eh, era proprio la principessa del popolo”, e mia mamma che, in un rigurgito di bigottoneria, sussurra: “ma porca miseria andava proprio con chiunque”, e mia sorella che dice: “che figo Harry”. E anche la tavolata di ier l’altro sera, con la mamma che fingeva snobistico disinteresse verso la morta ammazzata di Garlasco e intanto alzava il volume del canale, la nonna che, con petulante ignoranza e dovizia di strafalcioni, domandava e insieme si dava risposte su questioni di criminologia e rilievi scientifici, mia sorella che faceva notare come la cugina Cappa fidanzata con il LunaPop non fosse poi quella gran bellezza, ed io e mio padre che ci fissavamo sgomenti e, in pericolo di conversione maschilista e reazionaria, meditavamo di distruggere i televisori di casa a schioppettate – fossero poi venuti a prenderci sull’ambulanza dell’ospedale dei matti, saremmo partiti contenti. E così ogni sera, ininterrottamente e fino al sonno ritardatario, con il Telegiornale e lo Speciale a battere il ritmo. Finisce l’estate e continuano a intronarti con la loro inesausta baraonda di strepitii, ma non è che agitandosi il tempo non passa: solo, non ci se ne accorge. E intanto domenica s'è aperta la stagione venatoria, e in due piogge e due ritorni di sole sarà bell’e finita, le cinque del pomeriggio saranno scure e una mattina ci si sveglierà con due dita di neve poggiate sopra lo zerbino dell’ingresso. E senza tante menate sul senso della vita che tanto non c’è, questo momento che ce n’ha le palle piene del Molto viene a chiedermi perché mai quelle due cose non possano bastare: d'autunno la voce squillante dei segugi italiani, e poi la neve gelata immobile, che sembra lì da sempre, all’inverno. Sale sempre su dallo stomaco questa voglia d’austerità e di freddo, alla fine dell’estate, come quando hai mangiato e bevuto troppo e stai male e sudi e fa caldo e tutto il desiderato cibo non è altro che merda in potenza che t’appesantisce. Ecco, a proposito di merda, andate a cagare, amici e famigliari a tutte le latitudini dello spazio e del tempo – andate a cagare tutti, ché io mi ritiro in un eremo sulla punta d’un monte, pur di non sentire le vostre voci rincorrersi. E, dall’alto osservandovi, riderò delle vostre urla quando affogherete nel mare montante del vostro fingere appassionata condivisione per qualsiasi banalità, con l’unico avvilente scopo di tenere in piedi la vostra nullità stringendovi l’un l’altro.


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CULTURA
BANG!
18 agosto 2007

E’ un peccato che non si dia più ascolto alla saggezza popolare. C’è un bellissimo motto venatorio diffuso nelle mie parti; quasi sicuramente è nato nel dopoguerra, ma non so se è indigeno o importato. Recita: “Se vedi un punto nero all’orizzonte, anche se è periodo di divieto del cinghiale, nel dubbio, spara: potrebbe essere un prete”


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vita familiare
In maledizione delle appendici di terza categoria (Perdonami, Bill, amico fedele)
8 agosto 2007

Ma sarebbe meglio dire in maledizione del carrello per trasporto omologato per animali di mio padre, quello che, agganciato posteriormente alla sua jeep, permette a me ed al caro genitore di recarci sui luoghi di caccia senza che le mefitiche emissioni dei nostri sei segugi impestino l’abitacolo, provocando le proteste della componente femminile della famiglia nei giorni seguenti. Il suddetto carrello è fedele molto più del dodicenne cane Bill, e dal genitore si fa guidare docile e remissivo. Egli (il carrello), infatti, è in grado di intendere e di volere: la sua intenzione è ubbidire a papà, il suo volere mettere in difficoltà il sottoscritto (credo per questioni di gelosia: egli è entrato a far parte della famiglia ben prima ch’io nascessi). Oltre che di personalità giuridica, il carrello è dotato anche di super-mega-poteri da eroe manga: quando faccio marcia indietro con direzione atta a farlo andare verso destra, egli, in barba ad ogni principio della fisica, della geometria e della logica, svolta bruscamente verso sinistra, e viceversa. Questo, nei primi tempi, mi lasciava basito, e m’obbligava a scendere, staccare l’appendice, compiere la manovra senza d’essa ed indi riattaccarla per poter, finalmente, partire. Ma un giorno ebbi l’illuminazione: trovatomi nella necessità di retrocedere infilandolo in una carraia laterale sinistra, feci manovra come se dovessi farlo andare a destra. Pensavo: siccome che egli tenta di fregarmi per gelosia, io lo prevedo, fregandolo a mia volta. Ma purtroppo non sapevo che il carrello è addirittura dotato di poteri paranormali di metempsicosi, ossia è in grado di leggere nella mente degli esseri umani: cosciente della mia ingannevole intenzione, in quel frangente, per la prima ed unica volta, egli si comportò secondo le comuni leggi della fisica, e docile e remissivo andò a scontrarsi contro il muro che stava a destra, stoicamente mutilandosi di un segnale luminoso di svolta pur di adempiere al proprio scopo di vita: inguaiare il sottoscritto. Inutile dire che l’evento rese piuttosto tesi i rapporti tra me ed il carrello, e mi ferì nell’orgoglio. Da allora, non m’abbasso più a staccarlo per far manovra: sarebbe una insopportabile ammissione di sconfitta. Essendo però costretto (ripeto: per sue sovrannaturali capacità e non per mie subnormali incapacità) a procedere sempre in avanti, mi trovo così costretto ad invertire la rotta all’interno di corti o piazze sufficientemente vaste, luoghi che, in montagna, si presentano mediamente con una frequenza di una ogni centocinquantasette chilometri. Dacciò si può facilmente capire come tale espediente possa essere utilizzato solo quando non ci siano passeggeri sulla jeep, o comitive di auto al seguito: tanto è facile ingannare se stessi dell’opportunità di un giro turistico dei monti all’ora di pranzo, di rientro dalla caccia, quanto è difficile convincerne estranei che si trovano in simili affamate condizioni. Perciò ho preso a ricorrere ad alcuni stratagemmi semplici, noti, ma sempre efficaci: “Ahiaaa! Aaaahi! Ahia! Ahia!! Mi sono slogato una caviglia!” (crollando a terra, alla maniera del conterraneo nonché cacciatore Inzaghi, poco prima di giungere al veicolo), oppure “Uaaaaiiiauuuuiaui!! Mi sono schiacciato il dito nella portiera!” (poco dopo aver riposto i fucili sui sedili posteriori). Non sempre però si riesce ad evitare il confronto con il terribile e diabolico carrello; per esempio quando il genitore, all’ultimo momento, butta lì un (per me) angoscioso “Sono stanchissimo, guida tu”. Come ogni duello potenzialmente mortale, lo scontro tra il sottoscritto ed il carrello dotato di super-mega-poteri e capacità paranormali di metempsicosi meriterebbe d’essere affrontato con cinica calma. Ma come si fa a restare calmi, se al posto del passeggero siede un padre che vive fin dalla tenera età sui mezzi agricoli, il quale ti osserva con la infastidita e insieme pietosa condiscendedenza che si è soliti riservare ai ritardati mentali gravi?
Orbene, direte voi, a che pro ci propini questo post? Per rendervi partecipi della mia disperazione. Per lasciarvi immaginare quale inferno sia diventata la mia vita da quando la - già di per se imbarazzantissima! – situazione appena descritta s’è verificata in prossimità di un tombino profondo oltre due metri e largo esattamente quanto il carrello, quanto mai inopportunamente celato da stroffie di erbe secche, ed in presenza nel suddetto carrello del dodicenne e fedele cane Bill, precedentemente colto da malore e quindi da portare d’urgenza alla clinica veterinaria. Bill era il terzo figlio di mio padre. Potete immaginare cosa sia diventata la mia vita.
Sono stato diseredato da un carrello per il trasporto animali. A tutt’ora sto valutando la possibilità di lasciare l’Università e trasferirmi a vivere sotto il ponte di Po. Si accetteranno con animo gonfio di gratitudine eventuali collette e/o offerte in denaro, ma sarà gradita anche solo una coperta spessa.


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