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"Uno sceso dalla montagna con la piena"




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vita familiare
In maledizione delle appendici di terza categoria (Perdonami, Bill, amico fedele)
8 agosto 2007

Ma sarebbe meglio dire in maledizione del carrello per trasporto omologato per animali di mio padre, quello che, agganciato posteriormente alla sua jeep, permette a me ed al caro genitore di recarci sui luoghi di caccia senza che le mefitiche emissioni dei nostri sei segugi impestino l’abitacolo, provocando le proteste della componente femminile della famiglia nei giorni seguenti. Il suddetto carrello è fedele molto più del dodicenne cane Bill, e dal genitore si fa guidare docile e remissivo. Egli (il carrello), infatti, è in grado di intendere e di volere: la sua intenzione è ubbidire a papà, il suo volere mettere in difficoltà il sottoscritto (credo per questioni di gelosia: egli è entrato a far parte della famiglia ben prima ch’io nascessi). Oltre che di personalità giuridica, il carrello è dotato anche di super-mega-poteri da eroe manga: quando faccio marcia indietro con direzione atta a farlo andare verso destra, egli, in barba ad ogni principio della fisica, della geometria e della logica, svolta bruscamente verso sinistra, e viceversa. Questo, nei primi tempi, mi lasciava basito, e m’obbligava a scendere, staccare l’appendice, compiere la manovra senza d’essa ed indi riattaccarla per poter, finalmente, partire. Ma un giorno ebbi l’illuminazione: trovatomi nella necessità di retrocedere infilandolo in una carraia laterale sinistra, feci manovra come se dovessi farlo andare a destra. Pensavo: siccome che egli tenta di fregarmi per gelosia, io lo prevedo, fregandolo a mia volta. Ma purtroppo non sapevo che il carrello è addirittura dotato di poteri paranormali di metempsicosi, ossia è in grado di leggere nella mente degli esseri umani: cosciente della mia ingannevole intenzione, in quel frangente, per la prima ed unica volta, egli si comportò secondo le comuni leggi della fisica, e docile e remissivo andò a scontrarsi contro il muro che stava a destra, stoicamente mutilandosi di un segnale luminoso di svolta pur di adempiere al proprio scopo di vita: inguaiare il sottoscritto. Inutile dire che l’evento rese piuttosto tesi i rapporti tra me ed il carrello, e mi ferì nell’orgoglio. Da allora, non m’abbasso più a staccarlo per far manovra: sarebbe una insopportabile ammissione di sconfitta. Essendo però costretto (ripeto: per sue sovrannaturali capacità e non per mie subnormali incapacità) a procedere sempre in avanti, mi trovo così costretto ad invertire la rotta all’interno di corti o piazze sufficientemente vaste, luoghi che, in montagna, si presentano mediamente con una frequenza di una ogni centocinquantasette chilometri. Dacciò si può facilmente capire come tale espediente possa essere utilizzato solo quando non ci siano passeggeri sulla jeep, o comitive di auto al seguito: tanto è facile ingannare se stessi dell’opportunità di un giro turistico dei monti all’ora di pranzo, di rientro dalla caccia, quanto è difficile convincerne estranei che si trovano in simili affamate condizioni. Perciò ho preso a ricorrere ad alcuni stratagemmi semplici, noti, ma sempre efficaci: “Ahiaaa! Aaaahi! Ahia! Ahia!! Mi sono slogato una caviglia!” (crollando a terra, alla maniera del conterraneo nonché cacciatore Inzaghi, poco prima di giungere al veicolo), oppure “Uaaaaiiiauuuuiaui!! Mi sono schiacciato il dito nella portiera!” (poco dopo aver riposto i fucili sui sedili posteriori). Non sempre però si riesce ad evitare il confronto con il terribile e diabolico carrello; per esempio quando il genitore, all’ultimo momento, butta lì un (per me) angoscioso “Sono stanchissimo, guida tu”. Come ogni duello potenzialmente mortale, lo scontro tra il sottoscritto ed il carrello dotato di super-mega-poteri e capacità paranormali di metempsicosi meriterebbe d’essere affrontato con cinica calma. Ma come si fa a restare calmi, se al posto del passeggero siede un padre che vive fin dalla tenera età sui mezzi agricoli, il quale ti osserva con la infastidita e insieme pietosa condiscendedenza che si è soliti riservare ai ritardati mentali gravi?
Orbene, direte voi, a che pro ci propini questo post? Per rendervi partecipi della mia disperazione. Per lasciarvi immaginare quale inferno sia diventata la mia vita da quando la - già di per se imbarazzantissima! – situazione appena descritta s’è verificata in prossimità di un tombino profondo oltre due metri e largo esattamente quanto il carrello, quanto mai inopportunamente celato da stroffie di erbe secche, ed in presenza nel suddetto carrello del dodicenne e fedele cane Bill, precedentemente colto da malore e quindi da portare d’urgenza alla clinica veterinaria. Bill era il terzo figlio di mio padre. Potete immaginare cosa sia diventata la mia vita.
Sono stato diseredato da un carrello per il trasporto animali. A tutt’ora sto valutando la possibilità di lasciare l’Università e trasferirmi a vivere sotto il ponte di Po. Si accetteranno con animo gonfio di gratitudine eventuali collette e/o offerte in denaro, ma sarà gradita anche solo una coperta spessa.


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permalink | inviato da nomedelblog il 8/8/2007 alle 23:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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