.
Annunci online

Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


"Uno sceso dalla montagna con la piena"




"E' solo un blog: sboccato, sconclusionato, culturalmente e psicologicamente border line"










Questo blog esiste per colpa di:


 Beppe


Tonino


















Invadeteci!
Per favore!

















Questo blog è una cagata pazzesca, ma nonostante ciò non è una testata giornalistica. Bla bla bla bla bla


Dialogo tra la natura e uno sbadato
26 marzo 2007

Ieri c'era un tempo da lupi. Goccie grosse come secchiate, per un poco miste a neve; vento a raffiche, impazzito - prima veniva da Parma, poi dalla bassa, infine dall'Oltrepo' - e fermamente intenzionato a non smuovere le nubi da sopra la mia testa. Ed io, alle sei e mezza del mattino, imperturbabile e deciso - deciso come uno che, un paio d'anni fa, ha sfidato ghiaccio, neve e meno quindici gradi in motorino - secendo dalla macchina bardato di tutto punto, pronto ad affrontare il fiume. Ieri era l'apertura della pesca, ed un pescatore che si rispetti non può starsene a letto il giorno dell'apertura, qualsiasi tempo faccia. Dunque. Apro la portiera e scendo; il freddo mi sbatte in faccia: ho dimenticato la cuffia e la sciarpa. Cazzo. E' appena chiaro, ma già si vede l'acqua in fondo alla gola; il sentiero nel bosco, penso, sarà un pò scuro, ma pazienza e gambe in spalla, perchè bisogna arrivare alla sponda per primi. L'apertura si fa per questo, non per prendere trote: quelle, col freddo che fa, se ne stanno rintanate sotto i sassi. Il gilet pesa quanto me e m'impedisce i movimenti. Prendo le ultime cose dal baule, chinato col culo esposto all'acqua. Pigio la chiusura centalizzata sulle chiavi e chiudo il portellone della panda. Quattro passi e mi fermo: ho dimenticato le esche. Il solito sbadato. Ci scappa una risata mentre faccio dietrofront. Cerco le chiavi ritto di fronte all’auto. Arriva un tizio, parcheggia e scende subito. Ha la messa da montanaro e poche robe dietro, come i pescatori veri; un minuto e si è già incamminato. Mannaggia. E mannaggia a tutte queste tasche. Sto sacramentando ormai ad alta voce quando mi scappa l’occhio: le chiavi sono nel baule. Non capisco come abbiano fatto ad arrivarci, ne m’interessa saperlo. Non mi sarebbe di nessun aiuto. Mi svuoto. Non ho più la forza d’incazzarmi, ma non riesco nemmeno a riderci sopra. Soprattutto perché s’è messo a piovere proprio di brutto. Mi siedo sul muricciolo di contenimento, spalle alla strada. C’è una bella vista su una valle laterale, quella del Rio Ragolo. Si stanno accendendo le luci di due borghi abbarbicati sulla testata dove nasce l’affluente. Penso che dovrebbero spegnersi. Dovrebbero, in effetti, se non fosse che da lassù sta calando un buio denso e carico d’acqua. Stimo dieci minuti all’inizio del secondo diluvio universale. Nel caso, sarò costretto a chiamare mio fratello. Però, magari, smette. Magari. Aspetto, tanto ho la cerata appena ingrassata.

“Quest’anno la primavera ha anticipato di un mese, sapendo ch'ero chiuso in casa a studiare per gli esami. Ma perché proprio oggi ‘sto disastro?”
Mi rispondono tuoni e fulmini. Subito dopo un rumore accelera e si stacca dalla tempesta che avanza, diventando una voce. “Sono la natura: asoltami!" Mi guardo intorno: non c'è nessuno: è proprio lei.
" 'ngiorno. Anzi, giorno di merda."
"Di cosa ti lamenti? Io sono matrigna. Sono indifferente a voi uomini – tranne a te, ragazzo, per una rara congiunzione spazio temporale tra il secondo diluvio universale e la tua sbadataggine - e sono neutra, nonostante voi vi compiaciate nel dirmi buona madre. L’uomo, da sempre, tenta di trovare rimedio algli impedimenti che gli metto di fronte. E’ la modernità, bellezza – beh, oddio, bellezza…”
“Cazzo vuoi? Qualcuno t’ha mai visto a te?”
“Osi interrompermi!?!? Lasciami proseguire: l’uomo modifica il modo di rapportarsi con me; però, gli pare di allontanarsi da me, e avverte un vuoto, una mancanza di senso. Per riempirla mi idealizza e, nel contempo, s'incaponisce a considerarmi come disgiunta dalla tecnica e dal progresso, che biasima pur facendone largo uso. Non vuole accettare le mie difficoltà come inevitabili, eppure ha paura delle soluzioni.” 
“Sarà. Ma a me piace, la natura senza l'uomo, o dove l'uomo è, come dire... arcaico, ecco. Il senso, se mai ce n’è uno, io l’ho intravisto solo nella pesca, nella caccia, in questa montagne…”
 “Tu conosci il caldo del letto, le pescherie e i laghetti a pagamento con trote d’allevamento e bar adiacente. Perché sei venuto qui, oggi? Non ne avevi voglia: c’erano tutte le comodità di sopra.”
“E’ vero. Stamane, quand’ho sentito le gocce ticchettare alla finestra, non ne avevo istintivamente voglia – come di mangiare una brioche al cioccolato, cioè – ma sono partito uguale.”
“Sei venuto perché hai paura! Ritieni che il più comodo ed il più utile, ovvero il nuovo, non possa dare il senso che ricerchi.”
“Non è vero. Io lo so che se i miei amici, in questo momento, sono davanti ad un videogioco di pesca, belli asciutti, è perché stanno cercando una maggiore soddisfazione. Tutto si riduce a questo: per quanto noi possiamo ciarlare di senso della vita, è l'egoismo il motore del mondo. E’ nelle cose che le cose cambino – mi scusi il giro di parole. Io riconosco che il mio sentirmi estraneo a tutto ciò, il non riuscire a sintonizzarmi sull'adesso, è un mio problema. Non è che gli altri hanno sbagliato strada; potrei dirlo solo definendo buono un passato che, guarda caso, corrisponde ai miei gusti. Ma non sono così presuntuoso. Guardi, signora natura, che si può essere legati al vecchio senza esser tradizionalisti...”
“Hahaha! Questa è bella!”
“…Basta essere consapevoli che la perdita di senso è solo una nostra paranoia, ma, ciononostante, accettarla con onestà. Io lo so che prendere quest’acqua è un modo ingenuo per difendersene, ma tant’è. Ognuno trova conforto come può. Se mi permette, rispetto a quelli che lo trovano in Dio od in una ideologia, io sono molto più rispettoso e discreto”
“Eh già, questo devo riconoscertelo.”
“. . . . .”
“. . . . .”
“Beh, arrivederci, addio… io scendo al fiume: vorrà dire che guarderò pescare gli altri.”
“Aspetta! Ma lo sai che hai detto delle belle cose?”
“Grazie! Allora fa smettere di piovere?”
“No. Però ricordati che, con l’umidità che c’è, la centralina funziona male. La portiera del passeggero - quella che l'elettrauto dice d'aver sistemato - potrebbe essere ancora aperta.”
“. . . . .”




permalink | inviato da il 26/3/2007 alle 11:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
       aprile