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"Uno sceso dalla montagna con la piena"




"E' solo un blog: sboccato, sconclusionato, culturalmente e psicologicamente border line"










Questo blog esiste per colpa di:


 Beppe


Tonino


















Invadeteci!
Per favore!

















Questo blog è una cagata pazzesca, ma nonostante ciò non è una testata giornalistica. Bla bla bla bla bla


politica interna
CASOMAI (anche un morto può fare la sua piccola parte)
11 marzo 2008

Casomai qualcuno passasse di qui, durante la campagna elettorale, io, nel mio piccolissimo, diffondo.


Si capisce che non scriverò più "
QUESTA NON E' UNA SCHEDA BIANCA. DEMOCRISTIANI SONO TUTTI GLI ALTRI" sulla scheda. Sperando che il 13 sia una giornata di sole: perchè, se si esclude la preferenza al mio vicino di casa marocchino alle scorse comunali, sarà il mio primo voto dato - oltretutto, dato con serenità -, e bene ci starebbe un'intonata cornice atmosferica; inoltre, perchè difficile sarebbe, dovesse esserci il temporale, resistere alla tentazione di annullare scrivendo "PIOVE, GOVERNO LADRO".

Ciao a tutti belli e brutti, e buona primavera (soprattutto ai brutti)
___________________________________________________

                             UPDATE:

Scoprire che il partito a cui sono più vicino è l'UDC mi ha sconvolto, ma rendermi conto che il partito da cui sono più lontano è la Lega mi ha tramortito.


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diari di viaggio
E lo portaron al camposanto (avviso di decesso)
28 febbraio 2008



Il blog chiude, e stavolta per davvero. Dubito mi tornerà voglia di scriverci; tuttalpiù se per passatempo dovessi mai scrivere qualche raccontino lo posto, ma anche no. Penso comunque di lasciare tutto a questo indirizzo, per ricordo: alla casa dove abitavo da bambino passo sempre davanti volentieri. Però voi non prendetevi la briga di passare, ché qui non ci sarà nulla per molto molto tempo.
Tutto qui, ma mi pareva doveroso avvisare. Ah, togliete pure i link.
Ciao.
Anzi, no: addio (che fa molta più scena).

politica interna
Come ho fatto a non pensarci?
26 febbraio 2008

Siro ha perfettamente ragione: il Partito democratico è come il Festival di Sanremo. Una gran noia, non fa neanche ridere.
Per rimanere in tema col post di sotto però dico: non si rallegrino troppo gli avversari, perchè se il Festival è metafora del Partito Democratico, allora metafora del Partito delle Libertà è - rimane - il Bagaglino.

(tra l'altro, mi fanno notare che il Bagaglino non è nemmeno su ItaliaUno, ma su CanaleCinque - si vede che lo guardo spesso, eh?)

televisione
Italia Uno
25 febbraio 2008

Vi chiedete come mai l'Italia ha Nino Strano, Cusumano, la Binetti, Pannella, Berlusconi, Prodi, Caruso? Io ve lo rivelerò.
Il pianeta terra, in realtà, è un gigantesco Truman Show. Noi siamo la televisione di un popolo di alieni intelligentissimi che abitano un lontano pianeta che sta in capo al mondo, i quali da bambini assomigliano a Rita Levi Montalcini e da vecchi a Maradona, e che qualcuno si ostina a chiamare Dio. Ogni Stato del nostro pianeta corrisponde ad un canale televisivo di questi alieni intelligentissimi. Noi siamo il primo, nonchè il più seguito: Italia Uno. Si spanciano dalle risate, gli alieni, guardandoci, perchè noi siamo il canale comico.
Inoltre c'è anche l'effetto speciale: Italia Uno è come quelle immagini con dentro la stessa immagine con dentro la stessa immagine, avete presente no?, quei dipinti di una stanza con appeso alla parete un quadro della stessa stanza... noi non solo guardiamo "il Bagaglino": noi siamo "il Bagaglino".




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Perché i milanesi sono una razza diversa
25 febbraio 2008

Ieri mattina una gran fretta. Partito di buon ora per far sgroppare per monti i poveri cani, i quali, in periodo di caccia chiusa, si rincretiniscono nel serraglio per giorni e giorni, son dovuto rientrare presto. Perché veniva a pranzo un cugino di Milano. Sicché una delle migliori piccole soddisfazioni della vita – giunger davanti a casa in maglietta perché il sole di febbraio alle due scalda, salire le scale, lasciare gli scarponi accostati alla porta, traversare dritti casa fin alla cucina, lì trovare tutto sul tavolo, gli altri già pronti ad alzarsi, riscaldarsi la roba ed abbuffarsi in santa pace – non me la son potuta concedere: “torna presto”, mi lanciava dietro mamma all’alba dal balcone; e poi, appena tornato (presto), sempre dal balcone, “dài che è tardi, fatti una doccia e sistemati, ché sembri uno scappato da casa”. Infine (tardi) è arrivato il cugino emigrato a Milano. Gran brava persona, per carità, e in gambissima: poca voglia di studiare e un diploma di ragioneria, in breve è diventato direttore di filiale. Ma è ormai irrimediabilmente compromesso: è vero che fa il bancario a Milano, ma lo sembra proprio, un bancario, e sembra anche milanese.
A metà del pranzo, non so come, salta fuori la questione delle motivazioni sul lavoro. Dice il cugino che la sua banca ha fatto fare un corso per l’autostima e per la motivazione ai dipendenti. “Lo teneva il Professor Tale, che è uno stimatissimo insegnante universitario ma è un mezzo matto, almeno a vederlo… io infatti sono rimasto sorpreso quando l’ho visto…”. E dice insomma che questo tale faceva di tutto per stimolarli, per smuoverli, per tirar fuori la loro personalità, per farli aprire, e via di frasi fatte. Così io, mangiando l’arrosto, m’immagino un tavolone da riunioni con seduti tutti questi bancari in completo blu da bancario, e la loro sorpresa quando entra il professore stimatissimo, rivelandosi un mucchio di capelli pazzi alla Einstain – i professori matti assomigliano sempre ad Einstain.
Racconta il cugino che, a un collega che suonava la chitarra, impose d’andarla a prendere; di fronte al rifiuto per motivazioni di cento chilometri da casa, ordinò: “O parte in macchina adesso o si mette a suonare una chitarra immaginaria in mezzo alla stanza. Saltando come se fosse su un palco.”. “Ma guardate che è molto utile, ti rende sicuro” – ci spiega il cugino replicando ai nostri sguardi ammaloccoluti – “ti toglie un sacco di freni inibitori”. Io faccio sì con la testa, e intanto immagino Jimi Hendrix vestito da bancario che suona una musichetta da saloon con la chitarra, mentre Einstain gli spara pistolettate tra i piedi per farlo saltare, strillando “ieh-haa!”.
Racconta anche che ad una altro, il quale sembrava assente, prese a dire insolenze in faccia, finché quello s’incazzò e scoppiò in risposte per le rime. Al che il professore disse: “Era quello che volevo, bravo”, e quello si rimise a cuccia. Noi sempre più allibiti. “Ma guardate che dopo ti fa sentire meglio, cioè, ci sono degli studi che dicono questo, è un professore stimatissimo, già in altre ditte ha dato dei risultati sulla produttività…”. Io immagino un cane con la testa di bancario, legato alla catena, ed Einstain che, passando di lì, si mette a stuzzicarlo fin a che quello si mette ad abbaiare e ringhiare tirando la catena. Al che Einstain se ne va ridacchiando soddisfatto.
Con un terzo, il quale era palesemente imbarazzato, racconta infine il cugino che si mise amabilmente a parlar di cazzate varie, ignorando i presenti. Quando quello, ancor più imbarazzato, obiettò “…ma forse è meglio che si occupi un po’ anche degli altri…”, il professore gridò: “Lei è un cretino! Lei si preoccupa troppo degli altri, non sa sfruttare le occasioni, Lei non avrà mai successo sul lavoro!”. Io immagino un bancario allo sportello che non si preoccupa troppo degli altri, ed un artigiano poveraccio che non capisce una cippa di finanza, ma vorrebbe un finanziamento.
Conclude il cugino, forse intuendo i miei pensieri: “Ma guardate che è strano, sì, e sembra inutile ed anche a me lo sembrava, ma poi ti rendi conto che ti fa aprire, ti fa prendere il coraggio delle decisioni, davvero! Purtroppo c’era il solito ignorante qualunquista che era venuto con la mente chiusa, già deciso a non aprirsi…”. E racconta di questo tizio della Val d’Ossola che trapelava indifferenza e commiserazione, e di come poi è finita. Così io, mentre racconta, mi figuro per immagini come mio solito, ma stavolta senza conceder nulla alla fantasia, perché è già magnifica così la scena: c’è questo tavolone da riunione con intorno tutti questi bancari che “si aprono”, questo clima da convention aziendale ammeregana, questa gente motivata e coinvolta, questo professore matto che conduce l’orchestra e l’entusiasmo, e quel tizio della Val d’Ossola che ad un certo punto si alza con distacco, va verso la porta e, prima d’uscire, all’”Hei tu!” del professore risponde, serafico: “Ma vada un po’ a cagare”.
Mentre il cugino di Milano racconta, mi si allarga in faccia un sorrisone palese. E vi dirò, io sono assai pudico, rispettoso ed educato, ma una risatina di soddisfazione me la sono concessa di gran gusto, di fronte alla vittoria del provincialismo chiuso e qualunquista sulla milanesitudine.

politica interna
L'Italia è una Repubblica fondata sul vino e salame, gnocco fritto, lasagne, arrosti misti, crostata caffè ammazzacaffè. Un altro grappino per tutti?
21 febbraio 2008

Il Partito Cazzone Italiano, avvicinandosi le elezioni, ricorda ai simpatizzanti i suoi intenti, che coerentemente rimangono quelli del primo post, da considerarsi valido quale statuto fondativo. Il PCI è nato come

" (...) mezzo per sedere in aula come sulla gradinata d’uno stadio, sventolando bandiere, gridando e risseggiando - mezzo per bivaccare al parlamento come cafoni in spiaggia, con vino e salame."

Questo sarebbe stato il Programma del PCI, per il bene della nazione. Senonchè - sempre per il bene della nazione - Nino Strano e colleghi l'hanno già attuato, seppure sostituendo lo champagne al vino rosso e la mortadella al salame, e dimostrando così scarsissimo senso patriottico, oltre che aberranti gusti culinari.
Sicchè il PCI non ha ragione alcuna di presentarsi alle prossime elezioni.
Ah, dimenticavo: tessera onoraria a tutti i parlamentari della Repubblica.

politica interna
Tranquillo tranquillo, comodo comodo
21 febbraio 2008

Quarant’anni di DC, poi un gran quarantotto. La soluzione era il maggioritario, il bipolarismo, le alleanze certe. Fatto, ma la Seconda Repubblica, per quel pezzettino che ne ho vista io, non m’è parsa granchè. La soluzione è banale, sta tutta nella legge elettorale – così almeno mi dicono, ed io son troppo ignorante per non crederci - perché abbiamo un parlamentarismo che di fatto si può superare senza toccar la Costituzione. E’ tutta una questione di sistema, di regole: la legge elettorale ponga rimedio al multipartitismo esasperato, si considerino le generalizzate tendenze alla personalizzazione della politica ed all’aumento di peso del Governo, e ci troveremo due partiti moderati, moderni e riformisti come in Inghilterra. Con la destra a far riforme liberali in economia, e la sinistra ""nel sociale""; al passaggio, l’una non tocca le riforme liberali dell’altra. Così mi dicevano. Bello, figo. Così io m’aspettavo cinquant’anni tranquilli tranquilli, a votare una volta di qua ed una di là, comodo comodo – il grande inganno liberale a tutti voi destri e sinistri. E poi, l’inaspettato: di loro iniziativa, due partitoni si costituiscono e si liberano delle estreme – anche delle estreme cattoliche. Bello, figo, fatto, tutto sistemato.
Tra quale scelgo, per iniziare, dei due partiti moderati, moderni e riformisti?
Partito Democristiano o Partito Democristiano Liberticida? E no, cazzo, qualcosa non torna.
Fondamentali sono le regole, certo, ma mi viene il sospetto che anche le persone e le idee abbiano, come dire?, una qual certa importanza. Perché sarà questione di sistema - il proporzionale tedesco, il gabinetto inglese (cioè senza il bidet), il semi-presidenzialismo francese – ma io mi sto convincendo sempre più il che il grosso problema della politica italiana sia, appunto, che la fanno gli italiani.


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località
Confidiamo nella campagna elettorale
19 febbraio 2008

Confidiamo, perché, per ora, più che insulsaggini autoreferenziali non mi vengono.
Se c’è una cosa che non ho mai capito, è il patriottismo. Riferito all’Italia poi...
Ma davvero un napoletano elettore della Mussolini si sente partecipe delle vicende di un istriano? Davvero un elettore DS milanese prova compartecipazione per i drammi di Napoli? Mai riuscito ad intuire come poss’essere un tal sentimento.
Io sono leghista, leghista ristretto. O meglio campanilista. Perché non sopporto quelli che stanno più a Sud – ovvio –, ma pure da Cremona in su non scherzano.
A voler ben guardare, pure ad Est ed Ovest non mi garbano. Quelli di Parma andrebbero sterminati tutti per come maltrattano il nome della loro – pur non brutta – città. Bisognerebbe istituire una polizia segreta sul modello nazista, che gira a chiedere: “Tu di dove sei?”. “Pevma”. Bang!
E che dire dell’Oltrepò? Una cosa folle, insensata, priva di logica: un pezzo di Lombardia sotto il Po!! Un cuneo pavese che complica tutti i confini nella zona. Ma cancelliamolo dalle carte, no? Tiriamoci una bella riga sopra e così si levano dalle palle pure i pavesi appenninici (pavesi appenninici… non ha senso, non ha senso…).
Ma anche così, limitando il campanilismo alla sola provincia di Piacenza, l’ho presa troppo larga.
Intanto, da dove sto io a Parma ci son di mezzo troppe vallate: Nure, Chero, Arda, Ongina: ogni crinale, qualche odiosa differenza in più. Quelli della Valnure, per dire, son cent’anni che si vantano d’aver dato i natali a Cristoforo Colombo: hanno stracciato i maroni! Deportiamoli tutti nelle Americhe così son contenti.
Poi la pianura. Quelli del Po sono una razza a parte. Mio bisnonno era nato sull’argine, ma se ne fuggì quando il trisnonno ereditò un appezzamento sull’altra sponda e pretese che i figli l’andassero a coltivare. Traversando a nuoto. Quelli del Po sono gente lunatica, e poi sono umidi dentro: vade retro. Mentre quelli di Piacenza città - i piacentini “del sasso”, come si suol dire -, pur abitando sul Po, provengono dall’Appennino. E sono l’ingratitudine fatta persona: una città di montanari inurbati, i quali, per nasconder l’origine, si dan le pose. Quest’è Piacenza.
Infine, la montagna: a Sud c’è l’alta Valle del Trebbia. I suoi abitanti andrebbero cacciati tutti a pedate nel culo: occupano abusivamente un territorio che è, amministrativamente ma soprattutto orograficamente, piacentino, ma parlano ligure. Stanno sul versante adriatico e prendono come riferimento Genova. Ingrati!, fuori dai coglioni anche voi.
Sono campanilista, decisamente. Talmente campanilista che rimane solo la Valtidone. Il problema è che a Pecorara sono tutti rossi (di politica, non di pelo) ed a Pianello tutti montati: sicchè rimane solo la sua valle affluente, la Valluretta.
Ma pure in Valluretta c’è da fare dei distinguo. Più a Sud si trova Piozzano, dove non c’è un cazzo - è un paese morto, quattro case di vecchi morti sulla provinciale: io, con Piozzano, ho proprio niente da spartire. Più a Nord, Gazzola, il quale è, ad unanime giudizio di chiunque l’abbia attraversato, il paese più brutto del mondo: pure con Gazzola - decine di brutte case e due bar sull’incrocio -  ho niente da spartire.
Sono molto campanilista, già. Alla fine rimane solo Agazzano. Diceva la canzone: “Agazzano è un paese assai bello / quando piove si apre l’ombrello / se si ha sete si va in cantina / e si beve da sera a mattina”.
Però c’è da dire che Agazzano lo stanno lottizzando sia a monte che a valle: il paese s’è riempito di villette e forestieri, sicchè pure di esso si può tener buono giusto il nucleo originario. Ecco, sì: io sono campanilistissimo, io parteggio per il nucleo originario di Agazzano.
Ma nemmeno. Onestamente, il mio vicino di destra (spazialmente, non politicamente) è insopportabile, e quello di sinistra è quasi peggio. Sicchè io sono tanto campanilista, ma tanto campanilista, che parteggio per me medesimo. Minimo comune divisore. Unità campanilistica minima. Partigianeria anarchica.
Considerato ciò, spiegatemi, per piacere, come si fa a provare orgoglio patriottico. Ne ho disperatamente bisogno. Perché passi il menefreghismo elettorale e l'atarassia politica, ma tra tre mesi ci sono gli Europei di calcio, e su certe cose non si scherza.

Almeno un post al giorno / 8
18 febbraio 2008
Disse la vacca al mulo: "Sì, va bene, ma se àllori l'afonia del tecnologico, forse c'è un santerno di fungibilità statica, e potresti mondare l'antistico bullone senza brancicare l'antani!"
Disse il mulo alla vacca: "Eh??"
Disse la vacca al mulo: "Prrrrr!"



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politica interna
Il sole che ride
16 febbraio 2008
Risultati dei Verdi alle elezioni politiche:

    1992:    3%

    1996:    2,5%

    2001:    2,2%

    2006:    2,1%



Decrescita felice.

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politica interna
Solo apparentemente
16 febbraio 2008

Questo misero blog, pur dal basso del suo contatore (trentamila accessi li ho truccati io. A mano, o meglio a dito),  pubblicizza due importantissime iniziative. Due iniziative rivoluzionarie, grandiose, solo apparentemente in contrasto tra loro (ma non chiedetemi il perchè).

  • SCHEDE NULLE, perchè quest'anno sarà - è vero che lo si dice tutte le volte, ma questa è quella buona - l'anno dell'astensione di massa. L'anno della protesta. Ne sono sicuro. Se poi alla fine voteranno tutti per i due -oni (sono in due e finiscono per "oni", vorrà pur dir qualcosa. No, non nel senso che non si può fare come per Dalemoni sennò rimane comunque uno dei due), non sarò io ad essermi sbagliato: colpa sarà della realtà bara. Un po' come la dura legge del gol (eh?). 
  • ULTIMA SPIAGGIA, altro mare, per quest'anno puoi cambiare (eh?).
    Non so ancora bene cosa sia di preciso, ma assumo l'impegno di sostenerla (mi dicono che sconclusionatezze del genere fanno salire gli accessi, bah...). Ci sono tantissime ragioni per sostenere l'Ultima Spiaggia, tipo che la conduttrice è la Ventura (eh?), ma anche tante altre, talmente tante che non posso neanche elencarle, tante sono. Ma proprio tante tante. Quindi, per tutte queste validissime ragioni, sostieni anche tu Rip e Cup (li sostiene anche Pereira...)!

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Angoscia
15 febbraio 2008

Che poi ti vengono i dubbi. Si ha del bello a fare i superiori, ma certi messaggi subliminali - una volta, due, tre - scavano, scavano... uno sta mangiando i ravioli, tira su gli occhi dal piatto e tac!, memorizza. Fa passare i canali cercando La7 per il rugby e tac!, introietta. E poi si ha del bello a fare gli anticonsumisti scafati, ma una volta, due, tre... alla fine, anche se tenti di non darlo a vedere, ti prende l'angscia. Ti vengono i dubbi. Vi prego, rassicuratemi: è normale che non desidero piccoli grandi momenti di piacere in una cucina Ernesto Meda o devo farmi vedere da qualcuno?

Siamo nella merda, amici
14 febbraio 2008

Se siete stati così pirla da passar di qua prima che di là, correte a leggere.
E se sento ancora qualcuno dire che Malvino rimescola sempre la stessa minestra d'anti-religiosità prolissa e puntigliosa, lo picchio, anzi, di più: gli tolgo il link.


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SOCIETA'
Prosit!
13 febbraio 2008

E se anche dovesse essere? In fondo, a me che me ne fotte? Sono maschio. Indubbiamente etero. Mai fumato nemmeno una paglia, mai consumato manco la Coca Cola - altro che coca. In disco dopo le due, una vita che non vado (ma pure prima, delle due). Sai che me ne fotte a me. In fondo, incinto per sbaglio io non ci posso rimenere, no? Poi sto in buona salute, ottima anzi: al massimo, un'influenza. I medici, a me, sempre stati sul cazzo. Adesso ho la febbre e domani vado ad addestrare i cani, per dire: l'aria fresca del mattino cura tutto, altro che ricerca scientifica. Sai che me ne fotte a me. L'eutanasia poi, problema di nonna. Ho vent'anni io! Cioè, sai che me ne fotte a me.
Davvero, chissefotte della laicità e della libertà degli altri. Finchè non tireranno in ballo il proibizionismo sull'alcool, io tiro su il bicchiere. Cin-cin, sai che me ne fotte a me, un brindisi a Berlusconi. Alla salute, Silvio.

                                              


-------------------------------------------------------------------------------------
UPDATE: CONTRORDINE! M'IMPORTA ASSAI DELLA LAICITA'! SONO PRONTO A BATTERMI IN SUA DIFESA, A COMBATTERE CONTRO LA CEI!
                                                 
...ADESSO MANCA SOLO QUALCUNA CHE COMBATTA LA CEI ASSIEME A ME, ADERENDO ALL'INIZIATIVA DI CUI SOPRA.
PER LA LAICITA', S'INTENDE.

politica interna
Ma purtroppo...
13 febbraio 2008
Potrei anche votare a destra, se fosse la sua. Ma purtroppo è quella del Silvio...
Ah!
13 febbraio 2008

Per esempio ci sono i blog poetici, criptici, emotivi, enigmatici. Tipo così.

Ah!,  quale  inarrestabile tristezza il mare blu notte,  che cercando la fine di questa giornata tiepida inutile, cammina alla mia destra. Passa la notte stanca sulla spiaggia ma non s’addormenta, passa l’alba e il nuovo non si presenta all’appuntamento, ed è subito sera, ancora, purtroppo. Ah, sorvolare questa vita asettica estraniandosi dagli eventi meccanici del giorno, aspettando il nulla della notte, per riempirlo di niente, ah!...


Ah!...
Ma va’ a cagare, va’.


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Almeno un post al giorno / 7
12 febbraio 2008

Disse il cane al porco: “Come va?”
Disse il porco al cane: “Bene, grazie”
Disse la vacca al mulo: “Mala tempora currunt. Oggi le rubriche le danno a cani e porci”




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Chiarimento ad personam per Pike
11 febbraio 2008

Due post sotto:
________________________________________________________
commento di   Pike -   lasciato il 11/2/2008 alle 11:25 ,217.220.185.74

Non è vero che il politicamente s-corretto è il rovescio della setssa medaglia.

Il genere "scorretto" dopo anni di conformismo è stata una boccata d'aria sana.

palahniuck
palahniuck
e James Ell- roy
sono
sono
i nos-tri
er oi!

caffenero.ilcannocchiale.it
________________________________________________________

Pike, ma io mica mi riferivo al genere o allo stile. Viva Palahniuk!, viva il racconto di Caposkaw!
Volevo solo ironizzare su certe immagini (il gionalista pacifista svegliato di fronte alla guerra che "è guerra", la sinistra miope sull'islamismo, la - ironicamente vantata - "inferiorità morale") che, nate "per contrapposizione" alla pretesa superiorità di un - insopportabile, su questo siamo d'accordo - pensiero unico conformista, alla lunga diventano logore, prevedibili, perdono la carica di cinismo, senza accorgersene diventano - pure loro - "politicamente corrette". E si ricomincia da capo, con qualcun'altro a vantarsi della propria "scorrettezza politica". A me questo ciclo - ma è un'opinione personale e nulla più, sia chiaro - ha abbondantemente stracciato i maroni.
Spero d'essermi spiegato,
ciao




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Almeno un post al giorno / 6
10 febbraio 2008
Disse la vacca al mulo: “Come va tuo figlio a scuola?”
Disse il mulo alla vacca: “Bene, per fortuna non è un asino come il nonno”



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Conquista
9 febbraio 2008

Dopo la reconquista (meglio leggere quello, prima, sennò non si capisce)...

La colonna di militari prosegue sulla terra deserta. L’intera Terra è deserta: tutta la lussureggiante vegetazione è stata mangiata dalle capre dei beduini islamici e dai vegetariani comunisti radical-chic. Lo scenario è desolante. Un’unica distesa arida s’estende dalle Alpi fino alle porte di Dubai (a Dubai c’è la neve artificiale, la Brambilla e le piste di Curmayeur).
La colonna militare, improvvisamente, si ferma: il fuoristrada blindato del capo ha forato. L’intero plotone scende dai mezzi e - petto all’infuori, sguardo fiero - intona una canzone militare: “la brum del mm ha un pss nella mm”. Solo all’ultima strofa l’ufficiale meccanico capisce e cambia la gomma.
La colonna militare riprende la lunga avanzata. C’è chi scambia qualche parola; quelli che hanno niente da dire, del tempo ne rimane.
In mezzo al nulla sabbioso s'aggira spaurito un cerbiatto. “Sparate!”, ordina il capitano.

“Perché sprecare colpi preziosi, capitano?”, azzarda l'attendente.

“Ma come fai a non capire? Questa è una guerra, soldato, lo vuoi capire? Una GUERRA. Siamo in guerra contro il politically correct. E non vedi quando è bello, e elegante, quel damerino d’un cerbiatto? Crede di essere BUONO, lui, crede di essere moralmente superiore. Gronda ipocrisia. Guardalo, fa gli occhioni dolci…che fottuto ipocrita! Credi ancora che sia buono, adesso? E’ BUONO IL CERBIATTO, SOLDATO??”

“Sissignore! In umido con i funghi e la polenta taragna soprattutto, Signore!”

Il capitano si mette una mano sulla faccia e, sconsolato, biascica a mezza voce: “Ufff… questi alpini veneti assunti con la raccomandazione dei parlamentari Leghisti…!”. Poi, ribadendo l’ordine: “SPA-RA-TE!!”.

"RA-TA-TA-TA-TAM, RA-TA-TA-TA-TAM!"

Ma non sono colpi destinato al cerbiatto. I militari prontamente si gettano a terra, mettendosi in posizione dietro ai mezzi.

"CHI E' STATO?", urla il capitano, ma gli rispondono solo voci allarmate.

"Ci attaccano, ci attaccano!"

"DITEMI CHI CAZZO E' STATOOOO!", urla ancor più forte, sovrastando l'eccitazione.

Risponde un sergente che osserva con il binocolo le alture circostanti: "Morandi, Signore!"

"Ma non era da "Amici"?"

"Si vede che ha rotto i coglioni anche lì, Signore!"

"AMMAZZATELO!"

"Ma è un simbolo della Società Occidentale, Signore!..."

"Ammazzatelo lo stesso!"

"RA-TA-TA-TA-TAM, RA-TA-TA-TA-TAM!"

"CHI CAZZO E' STATO?"

"Sempre Morandi, Signore! Ha un mitra in mano e urla "Morirete tutti fottuti Vietcong", Signore!"

Dopo molte ore e grazie alla conduzione delle trattative magistralmente condotta, via digitale terrestre, da Maurizio Costanzo, Morandi libera i prigioneri in cambio di una prima serata su Canale5.
La colonna dei militari riprende ad avanzare sulla terra deserta. Il cerbiatto, spaventatissimo, si rifugia in un Cartoon Disney. Ma non è che gli butta molto meglio.
La campagna militare contro il politically correct è stata durissima; i militari sono spossati. Ma finalmente sono giunti ai piedi delle montagne ove si nascondono i terroristi.
La colonna, attraversando un grosso villaggio, viene assalita da orde di vu-cumprà bianchi fatti prigionieri anni prima, che chiedono salvezza. Non sono però riconosciuti e vengono scacciati in malo modo. Vista la mal parata, un vu-cumprà  napoletano, opportunamente indirizzatosi sul comando, vende al Capitano uno chalet alpino a Casalpusterlengo e, all'attendente veneto, per corrispondenza, una moglie sarda alta un metro e venti che è in realtà la figlia dodicenne del locale Muezzin.
La colonna militare prosegue la difficile avanzata sulle brulle pendici della montagna, già coperte dalla prima neve. Diversi soldati, assetati, ne bevono. Alcuni si prendono a pallate. Un sergente ci si rotola dentro.
"Ma cosa fa quel cretino?!", chiede il Capitano.

"Un romanzo, Signore!"

"???"

"Il sergente nella neve, Signore!"

Il Capitano ammazza l'attendente a mani nude, poi ordina di preparare il campo. La notte, nel deserto, è fredda. Troppo fredda. Intorno al compo, quattro sentinelle stanno allerta, perfettamente istruite su come difendersi dai sindacalisti bianchi e ben pasciuti, vestiti all'araba, che potrebbero farsi esplodere. Nella notte compare un magrone olivastro con due metri di barba nera, vestito all'araba.

"Chi va là?"

"Sono un semplice e umile pastore di capre", risponde quello in perfetto inglese oxfordiano.

"Ah, bene, per fortuna! Pensavo fosse un sindacalis...", dice la sentinella, prima di saltare per aria assieme al kamikaze.

I commilitoni corrono alla tenda del Capitano per dare la notizia, svegliandolo di soprassalto: "Chi m'ha svegliato? Chi cazzo m'ha svegliato? Chi è quel lurido stronzo comunista checca pompinaro che ha firmato la sua condanna a morte?"

"E' morto un soldato, Signore!"

"Due, se non mi lasci dormire!"

Alba. Frugale colazione. Il tenente addetto alle comunicazioni ed informaizoni riferisce al capitano, come ogni mattina. Infine passano alla situazione generale: "Signore, un'importante autorità religiosa sostiene che i cristiani dovrebbero trovare un accordo con i musulmani, operare insieme..."

"E dove stà questo? Dove, che lo andiamo a stanare e poi sentiremo se ha ancora il coraggio... sentiremo! Dove sta questo sceicco talebano mohammed muezzin del cazzo, eh? A Baghdad? A Kabul? DOVE??"

"A Roma, Signore."


(senza acredine e senza nulla di personale, Caposkaw. E' che l'anti-politically correctness militante e il politically correctness per me sono solo due facce della stessa stereotipata medaglia.) 




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Volevo scrivere un post (Doh!)
8 febbraio 2008

Volevo scrivere un post, e sarebbe stato un post bellissimo.
Ho aperto il mio blog e mi sono loggato. Ok. Ho spostato il puntatore a sinistra, verso "BLOG", quindi ho cliccato.
"Logoff".
Doh!
Vabbeh, capita. Ho ricliccato login, ho posizionato il cursore ed ho digitato, per la seconda volta, nome e password. Quindi, caricata la pagina, sempre per la seconda volta ho spostato il puntatore a sinistra, verso "BLOG", ed ho cliccato.
"Logoff".
Doh! Doh! Doh!!
Mi sono sentito Homer Simpson e Homer Simpson non può scrivere un bel post; quindi Homer Simpson, finalmente riuscito a cliccare su "pubblica", ha scritto questo post qui.
Vado a strafogarmi di ciambelle.

politica interna
Questa non è una scheda bianca
7 febbraio 2008

L'imminenza della campagna elettorale m'ha risvegliato dall'atarassia. Ma giusto cinque minuti, perchè cosa fare l'avevo già da tempo - esattamente da due anni e mezzo - deciso: annullare la scheda. Nei cinque minuti, ho pensato a come farlo.
Avevo inizialmente considerato l'ottimissima idea di Capemaster, vomitare sulla scheda, la quale trova però ostacolo nelle caratteristiche peculiari del mio stomaco, in grado di digerire un gatto vivo in tre secondi netti (due con un bicchiere di rosso). Sicchè, disperando di poter trovare un gatto vivo all'interno del seggio eletorale, nonchè temendo l'intervento delle guardie zoofile, con le quali già intrattengo un rapporto burrascoso, ho scartato la possibilità.
Analoga - e conseguente - a questa possibilità c'era quella di cagare un gatto (morto) sulla scheda elettorale, ma la cabina non garantisce la privacy necessaria a tali atti, almeno al mio pudico giudizio.
Ho quindi deciso che annullerò la scheda tramite scrittura di codeste due semplici frasette, riassuntive di tutte le vicende politiche della Seconda Repubblica, comprese le più recenti del PD:

QUESTA NON E' UNA SCHEDA BIANCA. DEMOCRISTIANI SONO TUTTI GLI ALTRI.

cinema
Dicono che l'autocitazione sia di cattivo gusto
5 febbraio 2008

Osservo con una certa commiserazione le discussioni causate dalla svolta - a questo punto da considerarsi definitiva - di Moretti nel rapporto con il sesso. Sento come una certa superiorità verso tutti questi stupori increduli. Perchè - inchinatevi al mio spirito d'osservazione ed al mio intuito - io, già mesi fa, la davo per scontatissima:

"Moretti, in tanta sconosciuta abbondanza, si converte al Caimanesimo Lussurio-edonistico e gira in diretta il documentario “Ecce Trombo”"

E tutto ciò - di nuovo inchinatevi al mio spirito d'osservazione ed al mio intuito - senza aver mai visto un solo film di Moretti. Non so se mi spiego.

Crisi creativa
5 febbraio 2008
Non ho niente da scrivere.
Come prima, quindi. Solo che adesso me ne rendo conto e quindi sono in crisi.



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Almeno un post al giorno / 5
4 febbraio 2008

1) Ho deciso che mi iscrivo a Toqueville. Per il gusto di disiscrivermi.

2) Giù a sinistra, ho messo un certo bannerino con la faccia del Chè; così, adesso mi sento l'anima in pace per la lettura di "Latinoamerica".

3) E' morta la mamma di Berlusconi. Non facciamo battutine sceme e portiamo rispetto: in fondo non è tutta colpa sua.

4) Se mio padre si convince a re-immatricolare la mitologica Vespa del '56 - dipinta con spray azzurro e arancione, fricchettonite pura - "I diari del motorino" potrebbero non rimanere solo storia adolescienziale.

5) Vaticano boicotta Disney: Cip e Ciop erano gay.

6) Piove, governo... già, chi è al governo? Ladro comunque.

7) "Un intellettuale un problema lo trova dappertutto, anche quando non ne ha", Gerard Reve (via
Cadavrexquis). Che sollievo: non sono un intellettuale. L'ho scampata bella.

8) Disse la vacca al mulo: "Ciao"; disse il mulo alla vacca: "Ciao".

9) Tanti saluti da Nomedelblog e dai suoi tutori, Vacca e Mulo.


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Almeno un post al giorno / 4
2 febbraio 2008
Disse la vacca al mulo: “Hai appena fatto la cacca?”
Disse il mulo alla vacca: “Perché, mi puzza il culo?”
Disse la vacca al mulo: “Sì”
Disse il mulo alla vacca: “Però, così non fa rima…”
Disse la vacca al mulo: “Hai ragione… riproviamo!”



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località
I diari del motorino / Non si è uomini davvero finchè non s'è dormito sotto un ponte (prolissa premessa)
1 febbraio 2008

     
In lontananza, l'abitato di Belnome, il quale, quattro secoli fa, aveva nome Merda

Prosegue la rubrica “R.I.P. – I Diari del Motorino”. Come sempre, scrivo per me, quindi sono onesto circa gli eventi; come sempre, evitate pure di leggere queste insulsaggini private ché nulla vi perdete.
Fine della quarta superiore. Abbiamo ormai la patente, ma non abbiamo la macchina. E poi è una questione di principio: l’ultima bravata in tenda s’ha da fare in sella ai pensionandi cinquantini. Dopo breve discussione, con A. concordiamo: se bravata ha da essere, tanto vale far le cose in grande.
E, stante le premesse, l’alieutica meta non può che essere una: il torrente Boreca.
Alcune informazioni preliminari. Innanzitutto, va detto che la Valle Boreca è, forse, tra le meno antropizzate dell’Appennino Settentrionale. Circondata da confini amministrativi contorti a causa dell’orografia – dallo stesso suo massiccio montuoso nascono, e si dipartono in ogni direzione, il Fiume Trebbia (PC), la Staffora (PV) ed il Borbera (AL) per il versante adriatico, il Brevenna ed il Vobbia (GE) per quello tirrenico -, incuneata tra Liguria, Emilia, Piemonte e Lombardia, si può definire il cuore dell’area culturalmente omogenea delle “quattro province”. Amministrativamente sotto il comune piacentino di Zerba (ben 107 abitanti), è automobilisticamente raggiungibile dal fondovalle della Valtrebbia, via Valsigiara e poi Zerba, oppure dallo spartiacque Trebbia/Staffora, via Passo Penice, Passo Brallo, Passo Giovà e Capannette di Pej, unica frazione con ricettività turistica. In valle ci sono, cosa rara in Appennino, boschi di castagni secolari, rimasti tali per la – appunto - secolare, ma ahimè abbondanata, opera umana; alla faccia di ambientalisti da salotto e verdi assortiti, fautori del non-intervento, i grandi alberi oggi soffocano, senza pulizia forestale. Pulizia che mai era disboscamento: la valle è, infatti, ancora completamente coperta da faggete e da castagneti, ad eccezione dei pascoli di Pej (dove resiste una delle poche comunità immigrate di marmotte appenniniche), del Monte Alfeo, del Lesima (1800mt, il più alto della zona) e del Passo Maddalena, unica sgangherata via per raggiungere gli abitati di Suzzi e Pizzonero (indubbiamente i più isolati), nonchè di pochi terrazzamenti strappati al bosco intorno a ciascuno degli undici villaggi, la gran parte dei quali, esclusi Belnome e Tartago che sono raggiunti dalla strada asfaltata, si spopola durante l’inverno. Quella formata dal Boreca è una valle dalle pendici a V assai ripide, per nulla addolcite dall’erosione glaciale, chiusa, scura, austera, di certo non spudoratamente affascinante come le valli circostanti, più soleggiate ed aperte agli ampi scenari; ciononostante, un suo fascino, che – passatemi i termini abusati - vorrei definire segreto e arcano, deve pure averlo, visto che è stata ampiamente nominata nella letteratura. Non voglio annoiarvi con le curiosità, mi limito a libri noti.
Ne “I nostri giorni proibiti” Pansa costruisce il racconto sull’affiorare del ricordo dei misteriosi fatti avvenuto nel campo di prigionia partigiano di Bogli, l’ultimo, il più alto abitato della sponda sinistra della valle; il luogo, infine visitato, è descritto cupamente certo per l’aleggiare dei terribili eventi passati, ma v’assicuro che allegro non lo è di suo. Questo pugno di case fu, con ogni probabilità, messo su da gente di Toscana ed infatti era, fino a mezzo secolo fa, abitato dalle famiglie Toscani e Toscanini: di Bogli sono originari Toscanini il direttore d’orchestra (che non per caso aveva tempra e fisicità tutte montagnine) e, più alla lontana, Oliviero Toscani.
Più recentemente, quel santone sinistro e pauperista di Paulo Rumiz fa tappa, nel viaggio descritto ne “La leggenda dei monti naviganti”, proprio in Valboreca, rimanendo colpito dall’abitato di Tartago, il più integro dal punto di vista architettonico. Quest’ultimo ed il capoluogo Zerba si dice derivino i nomi da Cartagine (Cartago) e Djerba: i soldati cartaginesi al seguito di Annibale, dopo la famosa “Battaglia della Trebbia”, mentre l’esercito risaliva la valle diretto a Sud, avrebbero fatto come i Visigoti in Valle Vajont: rimasti indietro, avrebbero svicolato dalla colonna e imboccato la stretta valle, colonizzandola. E qui faccio mio il commento che Paolini fa nel famosissimo spettacolo sul disastro della diga: se è vero, si son proprio scelti un posto sfigato forte.
Altra curiosità toponomastica è Belnome. Si narra – questa storia è totalmente infondata, ma la conoscono e ripetono tutti - che le genti del posto, assai selvatiche e legate ad una religiosità invisa alle autorità ecclesiastiche, furono visitate, per riportarle sulla via del cattolicesimo ufficiale, dal Vescovo di Bobbio, cittadina da sempre in territorio piacentino, ma che ai tempi era sede di autonoma diocesi (oggi, a Piacenza, dire “chiedilo al Vescovo di Bobbio” significa “ormai nessuno lo sa più”). Salito, a dorso di mulo, fino a Belnome, che allora si chiamava Merda, egli chiese, giustappunto, il nome del paese agli abitanti.
“Merda”, risposero duri quelli, mantenendo facce e atteggiamenti che, agli occhi dell’alto prelato, sembravano promettere rivolta, ma che, probabilmente, erano soltanto le facce di gente distrutta della miseria.
“Uh, che bel nome…”, commentò falso e timoroso il Vescovo di Bobbio, e se n’andò. Da questo brevissimo scambio d’opinioni deriverebbe il nome attuale.
Un paio di note faunistiche. In valle, secondo i manuali, è ancora possibile incontrare la salamandra pezzata, anfibio sensibilissimo all’inquinamento e quindi prezioso indicatore ambientale. Fidatevi di me che ho molto camminato sui greti dei suoi riali, alla ricerca di trote: non è solo possibile, è certo – anzi: in alcuni periodi, devi stare attento a non pestarle, da tante che sono. Passando a bestie più interessanti, tra gli anni ’80 ed i ’90, quando i lupi ricomparve massicciamente sull’Appennino Ligure, la valle diventò, com’era ovvio aspettarsi, loro rifugio d’elezione. A motivo della oculata scelta - l’informazione turberà i cari Verdi metropolitani e le varie associazioni “Amici del lupo” & co, ma non si può nascondere - non solo la sua scarsa antropizzazione, ma anche le residue attività umane quali il pascolo, tenuto principalmente intorno al Passo Maddalena da allevatori lombardi. Abbandonata questa attvità, guard’un po’, scomparse il lupo. Dell’argomento già dissi in un vecchio post, ma riprendo ora un aneddoto là solo accennato: l’ultimo lupo ucciso, quello posizionato sulla Statale45 all’ingresso del paese più grosso, Ottone, fu sparato proprio in Valboreca da un tale che stava in un cascinale isolato, un posto allucinante a mezza strada tra Artana e Bogli – un tale che, casi della vita, era stato studente di mia nonna.
Mia nonna infatti, maestra nemmeno ventenne ed al primo incarico, nell’immediato dopoguerra fu spedita proprio alla scuola elementare di Artana, classe unica, dieci studenti per tre famiglie. Nonna, che tutto era tranne persona di mondo o d’iniziativa - nonna che era abituata alla povertà, sì, ma una povertà tranquilla e senza drammi, deve aver vissuto l’esperienza come epica, almeno a giudicare dai racconti che mi fece. A partire dal viaggio d’andata: allora non c’era strada carrabile nella valle: il capolinea era Valsigiara, giù in basso sul fiume Trebbia. Nonna, portata lì dal fratello con un’automobile affittata, fu presa in consegna, come da precedenti accordi, dal mulattiere che la condusse, a dorso di mulo, fino a Zerba. Dal paese, nonostante le proteste timorose della ragazza – ché ancora ragazza era -, non proseguirono in dorso alle bestie sulla mulattiera che saliva, passando per Vesimo, fino a Pej, per poi gettarsi in basso verso Artana, la qualcosa avrebbe richiesto ore ed ore: caricati i bagagli sui muli, appiedati imboccarono la scorciatoia del sentiero a mezza costa. Sentiero facile e piano, è vero, ma stretto e con uno sbalanco sottostante che incusse grande paura alla nonna, la quale, lo ricordo bene, soffriva di vertigini al solo salire su una sedia. Raccontava nonna che tanto strinse la coda del povero mulo che la precedeva, che, giunta ad Artana, aveva le mani gonfie.
Nonna raccontava anche che ogni villaggio aveva una sua maestra. Lei era particolarmente legata alla collega di Pizzonero, sette case appollaiate sull’altro versante rispetto a Bogli, in posizione perfettamente speculare. Ogni due settimane passava un pomeriggio da lei, ed altrettanto quella faceva la settimana successiva. Per raggiungerla nonna doveva scendere nella forra del Boreca, guadarlo e poi risalire. Le prime volte, essendo il tratto di sentiero tra il torrente e Pizzonero particolarmente maltenuto ed aspro (oggi addirittura è una vaga traccia), ella, giunta vicino all’acqua, allungava il tragitto fino a passare sul cosiddetto “ponte romano” (il quale tutto è, tranne che romano). Li c’era – c’è ancora, diroccato - il Mulino di Suzzi, utilizzato dai quattro villaggi dell’alta valle, con la sua cascatella e la sottostante pozza verde smeraldo.
E’ questo un luogo magnifico, anzi di più, o meglio non solo. E’ cioè l’unico posto a cui associare termini come “spiritualità”, “luogo dell’anima” et similia non mi sembra forzato e scontato, inutilmente retorico o melenso (tanto per rendere l’idea: quando crepo, con quel che costeranno i loculi, mi faccio cremare e disperdere in quella pozza verde smeraldo). Un giorno, quattordicenne con al seguito un padre paziente, giunto a quella pozza mi venne la stramba idea di usar come esca una piccola salamandra pezzata (la qual cosa, tra l’altro, costituisce reato gravissimo): agganciai così la trota più grossa che abbia mai visto. Recuperandola, mi sentivo un novello Sampei, ma, come sempre avveniva nel famoso cartone animato, la trota spezzò tutto. Però, siccome Sanpei sempre torna a combattere coi pesci che lo hanno superato in astuzia, alla fine catturandoli, io lì ci torno ogni anno, con la speranza di riprenderla il più tardi possibili, e la certezza di liberarla…
(no, questa è davvero troppo retorica: a parte che magari è già morta, ci vado per pigliarla; e se la piglio, pur con tanto rispetto e gratitudine, me la mangio al cartoccio)
Beh, dicevo di nonna che, dopo il mulino, saliva per la larga mulattiera fino a Suzzi e, proseguendo in comodo piano, giungeva a Pizzonero per fare due chiacchiere con la sua amica. L’inverno, con la neve, più non uscì da Artana; passate le intemperie, dopo mesi, si fece forza e cominciò a percorrere il sentiero diretto.
Nonna raccontava dei bambini, molti dei quali non lo erano più ormai da tempo, almeno stando agli standard dell’epoca: causa a guerra e sconvolgimenti vari, molti erano stati esonerati dal frequentare, ma lo stesso presero una tardiva licenza. Tra i più piccoli c’era invece colui che ammazzò il lupo. Una volta, in un pensierino, scrisse: “HO PAURA QUANDO A CASA MIA VIENE BRUNO”. Di Bruno mia nonna capì che il bambino aveva terrore puro e, preoccupata, tentò di saperne di più, sempre mantenendo la circospezione e mai facendo domande dirette. Ma il bambino non voleva spiegarsi chiaramente e oltretutto faticava a farlo in italiano. Mia nonna allora sospettò che succedesse qualcosa di male nella sua casa, tanto più che ad Artana non abitava nessun Bruno. Finalmente il bambino, stanco dell’interrogatorio, sbottò in dialetto: “Mi g’ho pagura quand’al vègna bròi”, e mia nonna capì il fraintendimento, e rise, sollevata. Bròi, in dialetto, sta sì per Bruno, nome proprio, ma, ovviamente, anche per bruno, ossia scuro. Il bambino intendeva scrivere “quando viene la sera”. Aveva cioè paura del buio.
Nonna raccontava anche che era trattata con una certa soggezione nel villaggio. In fondo, era l’unica “autorità” presente: un’autorità ventenne, donna, e spaurita, certo, ma pur sempre un’autorità. La Maestra. Un’autorità piena di gratitudine per i coetanei che spesso le portavano una trota catturata o con le mani, o con la tecnica della mazza battuta sui sassi o con esplosivo residuato bellico, o meglio rubato bellico (ancora non era venuta la moda, diffusasi tra i montanari con la ricchezza, di vuotare nei torrenti taniche di candeggina, distruggendoli e lasciando le trote a riva, morte, per centinaia di metri) – dicevo, le portavano trote del vicino ed omonimo Rio Bogli, e mia nonna ne era commossa poiché capiva quale immenso valore, considerata la fame che regnava incontrastata su quelle lande, avesse il privarsi di una provvidenziale variazione alla dieta vegetale.
In quello stesso Rio Bogli pescammo io ed A., accompagnati dai nostri fidi cinquantini, in quella comico/epica avventura che avevo intenzione di raccontarvi qui. Ma mi son fatto prender la mano dall’introduzione, rendendola divagazione autonoma; quindi di quella racconterò un’altra volta, sennò vien troppo lunga.


          
(sito sulla Valboreca)


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permalink | inviato da nomedelblog il 1/2/2008 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
politica interna
PCI / Azione romana fallita. Torniamo ad essere PCI
31 gennaio 2008

Ha ragione Silvio: i comunisti sono pervicacemente e malsanamente attaccati al potere. Infatti, pur di tenere botta al Senato, nessuno dei lettori di questo blog – lettori che appunto sono, inspiegabilmente, in gran parte comunisti – ha finanziariamente supportato la Grande Iniziativa di Solidarietà partitocazzoniana “DONIAMO L’EUTANASIA ALLA BINETTI”. Ciò evidenzia anche che i comunisti si sono rammolliti: non sono laici, come d’altronde mai furono, ma non sono nemmeno più atei intolleranti come una volta.
Sinceramente, però, devo ammettere che non è stato per la mancanza di fondi che il passaggio alla fase concreta non si è esplicato in risultato alcuno, compagni... Il motivo affonda le radici nel recente passato: la Binetti, il giorno della
grande orgia descritta mesi fa, era assente per visite mediche (aveva il cilicio basso), e così, da allora, bramava dalla voglia di sfogarsi.
Ma dunque, raccontiamo per intero. Il viaggio, pagato da me, è stato ottimo. Tutto sembrava proseguire secondo il piano. Mentre aspettavo fuori dal Parlamento, decisi che, prima di compiere il mio triste dovere, ne avrei spiegato le ragioni alla senatrice – così, tanto per farle sapere che non moriva per il volere di Dio, ma di io. Ed il problema s’è verificato subito, già alla presentazione: la senatrice repressa ha frainteso il significato di “Partito Rivoluzionario Cazzone Italiano”, nello specifico della terza parola, e non vi dico, compagni!, l’ho scampata per un pelo, mi sono lanciato in mezzo alla folla, ho attraversato la Maremma e valicato gli Appennini, ed ho smesso di correre solo davanti alla porta di casa mia. Sto scrivendo con le porte e le finestre sprangate. Consiglio agli altri tesserati PRCI (che, visti i deludenti tentativi di azione, torna ad essere PCI) di sesso maschile di fare altrettanto.


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vita scolastica
Double Degree
30 gennaio 2008

L'"Università Cattolica del Sacro Cuore",  diocane porcodio madonnaputtana (scusate ma devo bestemmiare ogni volta che pronuncio il nome per intero), da alcuni anni punta molto, per la facoltà d'Economia, sul progetto "Double Degree", ossia in quattro anni due lauree, italiana ed estera. Sicchè alle lezioni ci sono molti studenti stranieri. Non so bene quali corsi frequantino, ergo non saprei dire quanti essi siano; a stimare in base ai corsi di Diritto, i più seguiti, direi una quindicina: tedeschi e svizzeri soprattutto, ma anche francesi, più un'albanese che non rivolge parola agli altri due connazionali figli d'immigrati. Oggi, pausa di mezzodì breve, un gruppo di francesi è entrato nell'aula grande in anticipo, quan'ancora eravamo arrivati in pochissimi. Si sono seduti poco avanti a me con il pasto da terminare: una ragazza Nestea e tramezzino, un ragazzo panino, gli altri patatine. Parlando hanno incominciato a ridere, sommessamente, ma di gran gusto. Io ascoltavo e capivo nulla, non conoscendo il francese; mi sarebbe piaciuto molto, però, sapere cosa li faceva ridere così.
Ad un certo punto la ragazza ha alzato la bottiglietta del thè, agitandola, e gli altri sono scoppiati in una risata sguaiata.
Ero proprio curioso di capire perchè ridevano.
Poi quello del panino l'ha poggiato sul banco, ne ha estratto una fetta di prosciutto e se l'è ficcata in gola, mente dalla fila davanti un'altro fingeva di sputargli.
Allora ho capito di cosa ridevano.


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Almeno un post al giorno / 3
29 gennaio 2008
Disse la vacca al mulo: “Sei un bastardo: tuo madre andò con un asino!”
Disse il mulo alla vacca: “Anche Cicciolina” 



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